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La cravatta, non solo un accessorio dell’uniforme.

Dalle origini ai nostri giorni, storia della cravatta nelle sue varianti di colore

Talvolta, incrociando un militare dell’Esercito Italiano, graduato o meno, notiamo sull’ uniforme, la cravatta che pur essendo un accessorio del vestiario è essenziale come la cornice di un dipinto. Questo tipico complemento d’abbigliamento, prevalentemente, si presenta nel classico colore kaki ma ci sono delle varianti che diventano esclusività in alcuni Reparti, in vita o disciolti come andremo a descrivere e raccontare attraverso la lettura di questo racconto di cui abbiamo preso spunti da varie Fonti che citeremo a fine lettura.

L’etimologia del termine cravatta, secondo quanto afferma l’Enciclopedia Militare, é molto singolare. Per quanto la cravatta fosse già conosciuta dai soldati romani, che la adottavano nei climi freddi per ripararsi la gola, soltanto in epoca moderna l’indumento ha assunto l’attuale denominazione.

Nell’esercito di Luigi XIV era compreso anche un reggimento di mercenari balcanici, il Royal Croates, nel quale era di uso comune il capo di corredo in argomento con il tempo, il nome storpiato del reggimento – Royal Cravates – sarebbe passato ad individuare la striscia di stoffa che avvolgeva il collo dei soldati. La cravatta in seguito fu distribuita a tutte le truppe, afferma ancora l’Enciclopedia Militare, ed era di tessuto detto insaldato, tale da imporre al militare un comportamento rigido, che si riteneva aria marziale per eccellenza. Più tardi la cravatta fu di tessuto molle e venne data anche agli ufficiali”. Sembra pertanto di poter affermare che la cravatta fu adottata con lo scopo di non insudiciare il colletto dell’uniforme, all’epoca alto e rigorosamente chiuso.

Per quanto riguarda il nostro Esercito, il primo documento ufficiale che menziona con sicurezza la cravatta risale al 1833. Nelle determinazioni riguardanti la divisa delle truppe, emanate da re Carlo Alberto il 25 giugno, l’articolo 30 del capo IX recita testualmente: “La cravatta di cui dovranno far uso i bass’ufficiali e soldati, qualunque siano l’arma, sarà conforme al modello stabilito, e foggiata a collaretto di tale altezza che copra il collo senza impedire punto il libero muoversi del capo per ogni verso. Sarà ella fatta di pannolana nero, ovvero di un tessuto di crine neri, per tutte le armi ed i corpi, tranne la brigata di Savoia per cui sarà di panno-lana scarlatto”,

Il particolare privilegio per la brigata Savoia fu poi confermato da re Carlo Alberto con il Regio Brevetto del 22 febbraio 1838 e ribadito dal ministro di Guerra e Marina, Generale Dabormida, nel Regio Decreto 25 agosto 1848: “La cravatta attualmente in uso é abolita, ed alla medesima verrà  sostituita altra cravatta, cioè rossa per gli individui della brigata Savoia, e nera per gli altri corpi, conforme al modello che verrà  da noi approvato, la quale, bassa e pieghevole, dovrà  con facilità  allentarsi e restringersi al collo”.

Il 9 febbraio del 1860 il ministro Fanti stabilì per tutte le brigate, ad esclusione della brigata Savoia, un nuovo modello di “cravatta da collo a sciarpa, di tessuto di cotone, di colore turchino oscuro”.    Anche la brigata Savoia, divenuta nel 1860 brigata del Re, dovette cedere all’enfasi livellatrice del ministro Ricotti che il 22 agosto 1872 stabilì “E’ adottata per la truppa di tutti i corpi dell’esercito, meno i Carabinieri, una cravatta a sciarpa di tela cotone crociata bianca, la quale sostituisce quelle nere o rosse con fibbia e le altre rosse o turchine a sciarpa fino ad oggi adoperate. Ogni uomo di truppa dovrà averne costantemente due. La nuova cravatta consiste in una striscia rettangolare di 22 cm della tela prescritta che é alta centimetri 90. Dopo l’orlatura dei due lati più lunghi della striscia, la cravatta deve presentare la lunghezza di 21 centimetri”. (Circ. 187, Giornale Militare 1872, dispensa 30″).

Dopo la l Guerra Mondiale, nell’ambito di tutti quei provvedimenti miranti a ricompensare in qualche modo i grandi sacrifici compiuti dalle unità di fanteria, sembrò che anche la concessione di una cravatta particolare potesse essere gradita al personale e così la Circ. n°9 del 2 gennaio 1919 del ministro Zupelli sanzionò il nuovo provvedimento: “E’ ripristinato l’uso della cravatta in lana di colore scarlatto, in sostituzione della cravatta in tela bianca, per i militari (ufficiali, sottufficiali e truppa) della brigata Re (1° e 2° reggimento di fanteria). E’ adottata la cravatta di colore scarlatto, in sostituzione di quella di tela bianca, per i militari (ufficiali, sottufficiali e truppa) della brigata Alpi (51° e 52° reggimento fanteria). Gli ufficiali delle due brigate predette potranno fare uso di cravatte di colore scarlatto in stoffa di seta anziché di lana”. Il provvedimento del 2 gennaio 1919 ebbe un particolare “effetto di trascinamento”.

Nel 1946, in seguito al cambio istituzionale, il 2° Reggimento Re, l’unico rimasto in vita dell’antica brigata, fu trasformato in 157° Reggimento Leoni di Liguria ma, pur accettando il cambio del nome e delle mostrine, gli ufficiali pretesero ed ottennero che il Reggimento conservasse la cravatta rossa. E così anche il Reggimento Garibaldi, richiamandosi al precedente della Brigata Alpi, ottenne di portare la cravatta rossa. Per effetto della ristrutturazione del 1976 le cravatte rosse si sono poi moltiplicate, non solo sono state conservate dall’XI Bersaglieri, reparto superstite del Garibaldi, ma sono state concesse al 1° Artiglieria da Campagna, perché facente parte durante la II Guerra Mondiale della divisione Cacciatori delle Alpi, erede della Brigata Alpi, e ridate al 1° Reggimento Fanteria “San Giusto”, erede della bandiera e delle mostrine del 1° “Re”. Altro reparto dell’esercito che é autorizzato ad indossare la cravatta rossa é il Reggimento Cavalleria “Savoia”.

L’origine della distinzione non é storicamente accertata, si narra comunque che il 7 settembre 1706, svolgendo la battaglia di Torino al suo felice epilogo, un cavaliere di Savoia venne inviato dal campo di battaglia al Comandante in capo per portare l’annuncio della vittoria. Il cavaliere che si era incontrato con elementi nemici ed era rimasto ferito, giungeva sul colle di Superga a dare le “Savoye bonnes nouvelles” al duca Vittorio Amedeo II ed al principe Eugenio, con la gola tagliata da un colpo di sciabola. Il sangue sgorgando copioso dalla ferita aveva arrossato la cravatta bianca. Portato a termine il suo compito il cavaliere moriva ed il duca Vittorio Amedeo decretava che “tutti i cavalieri di Savoia, in ricordo dell’eroico cavaliere, portassero la cravatta rossa anziché bianca”.  

Nel 1923 il filetto rosso al bavero viene sostituito dalla cravatta rossa. Nel 1934, con l’adozione della giubba aperta, il Reggimento adottò infatti la cravatta rossa ed il bavero di velluto nero, poi sostituita all’inizio della II Guerra Mondiale, con le fiamme sempre di colore nero. Nel 1946 quando il Reggimento fu ricostituito con il nome di Cavalleria “Gorizia” , la cravatta rossa scomparve me le fiamme nere furono filettate di rosso. Nel dicembre 1959 il comandante del IV corpo d’armata, Generale Beolchini, interessò l’ufficio del Segretario Generale della Difesa perché al reggimento fosse restituita la tradizionale cravatta di colore rosso, dal momento che gli era stato restituito il precedente nominativo Savoia. Ed il Foglio d’Ordini del 31 maggio 1961 finalmente recò l’atteso provvedimento: “E’ ripristinato l’uso della tradizionale cravatta rossa, in sostituzione di quella color kaki, per i militari appartenenti al reggimento Savoia Cavalleria”. Negli anni ’50 ricostituito inizialmente come Gorizia Cavalleria (di Savoia non si doveva più parlare) riprende il bordino rosso alle fiamme a tre punte nere e nel 1961 come rinato Savoia Cavalleria rimette la cravatta rossa con le fiamme nere.

Dopo un periodo di interruzione nell’uso della cravatta rossa questa è reintrodotta per la Brigata “Re” (1° e 2° Reggimento Fanteria) con disposizione del 2 gennaio 1919.

Nel 1939 con l’ordinamento dell’Esercito che istituisce le divisioni “binarie” (ovvero su due reggimenti di Fanteria anzichè tre) l’uso della cravatta rossa fu esteso a tutti i militari della Divisione di Fanteria “Re” (1° e 2° Reggimento di Fanteria, 23° Reggimento Artiglieria per d.f., supporti divisionali).

Medesima origine ed eredità per la cravatta rossa del 2° Battaglione Fanteria “Pordenone” costituito il 1° maggio 1991 presso la Caserma “Fiore” in Pordenone e preposto all’addestramento delle reclute. Il Battaglione viene sciolto il 7 maggio 1993 per costituire il 26° Battaglione “Castelfidardo” (anch’esso addestrativo).

Il 2° Pordenone eredita Bandiera e tradizioni del 2° Reggimento Fanteria “Re” e quindi anche la cravatta rossa.

 C’è da evidenziare che nel gennaio 1946 viene costituito in Genova il 2° Reggimento Fanteria per il II Comando Militare Territoriale di Genova. Questa numerazione non ha nulla a che fare con quella storica dei reggimenti di Fanteria ma è solo legata alla dipendenze di questo reggimento dal II C.M.T..

Ad ogni buon conto il Reggimento ottiene successivamente tradizioni e mostrine dell’antico reggimento di cui porta la numerazione ma non il nome e con queste anche la cravatta rossa.

Il 1° aprile 1947 il 2° Reggimento fanteria viene denominato ancora 157° Reggimento Fanteria “Liguria”, che ottiene di conservare come distintivo la cravatta rossa.

L’8^ Brigata Meccanizzata “Garibaldi” è stata costituita nel 1975 sulla base dell’ 8° Reggimento Bersaglieri e del 182° Reggimento Fanteria corazzata “Garibaldi”.

Con la denominazione di “Garibaldi” si è voluto sottolineare l’antico legame tra i Bersaglieri e l’Eroe dei Due Mondi. Un legame che risale al 1849 quando Luciano Manara si aggregò con il suo Battaglione Bersaglieri “Lombardi” al “Corpo Volontario Garibaldino”, partecipò alla difesa della Repubblica Romana, e combatté a Villa Corsini e perdette poi la vita a Villa Spada. Il legame si consoliderà poi nella formazione “Bersaglieri Mantovani”, della quale fecero parte i famosi garibaldini Goffredo Mameli, Nino Bixio e Piliade Bronzetti.

Con la ristrutturazione della FF.AA. del 1975 la tradizione garibaldina fu rafforzata assegnando alla Brigata l’11° Battaglione Bersaglieri “Caprera”, custode della Bandiera del citato 182° Reggimento “Garibaldi” (cravatte rosse).

Il 15 luglio 1976 il comando di Reggimento viene soppresso ed i suoi Battaglioni resi autonomi come 11° Battaglione Bersaglieri “Caprera”, assegnato alla 8^ Brigata Meccanizzata “Garibaldi” della Divisione Corazzata “Ariete” e 13° Battaglione carri “Pascucci”, assegnato alla Brigata Meccanizzata “Brescia” della Divisione Meccanizzata “Mantova” prima, quindi alla Brigata corazzata “Manin” poi “Ariete” nel 1986. Il 13° sarà sciolto il 31 marzo 1991.

La bandiera di Guerra del 182° Reggimento, assegnata all’11° Battaglione Bersaglieri “Caprera” viene versata al Sacrario della Bandiere del Vittoriano allorquando l’11° è trasferito a Bari come Battaglione del 7° Reggimento Bersaglieri.

L’11 aprile del 1997 viene reinserito nell’ 11° Reggimento Bersaglieri che da allora porta la cravatta rossa.

Altri Reparti di cravatte rosse della FF.AA. si sono fregiati della cravatta a ricordo del Generale Garibaldi e dei combattenti della Liberta. Infatti alle vicende garibaldine nell’esercito sardo o a fatti post risorgimentali è legata quella del 52° Reggimento Fanteria d’arresto della Brigata “Alpi”, ex Cacciatori delle Alpi, concessa nel 1919. Altri reparti furono i ciclisti dell’XI Battaglione Bersaglieri che amavano riconoscersi come i “garibaldini della III armata”. Per giungere all’XI Battaglione Bersaglieri “Caprera” che attualmente porta la cravatta rossa si è passati dal 182° Reggimento Fanteria Corazzata “Garibaldi”, di cui facevano parte un Battaglione Bersaglieri (IX) e uno carri, che portavano la cravatta dal secondo dopoguerra in onore della Divisione Garibaldi (fazzoletto rosso) combattente in Jugoslavia con l’Esercito Popolare di liberazione jugoslavo.

Continuando la rassegna dei reparti dalla “cravatta rossa” arriviamo al 52° Alpi.

Sembra superfluo spiegare il perché della cravatta rossa a questa unità, evidente retaggio delle origini garibaldine e quindi in ricordo delle camicie rosse (nello stemma araldico la cravatta rossa è ricordata dal nastro che riunisce i tre corni da caccia).

Ad ogni buon conto si ricorda che la Brigata “Alpi” (Reggimenti Fanteria 51° e 52°) fu costituita a seguito dell’inquadramento nel Regio Esercito del Corpo dei Cacciatori delle Alpi che aveva partecipato agli ordini di Garibaldi alla 2^ Guerra d’Indipendenza.

Nel 1958 per trasformazione del 2° C.A.R. in Cuneo fu costituito il 52° Reggimento Fanteria “Alpi” (C.A.R.) che riprese la tradizione della cravatta rossa concessa alla Brigata “Alpi” e successivamente, alla divisione “Cacciatori delle Alpi”.

Nel 1964 il 52° Reggimento Fanteria “Alpi” (C.A.R.) fu sciolto nella sede di Fossano (CN) e ricostituito a Tarcento (UD) quale 52° Reggimento Fanteria d’Arresto “Alpi” ed assegnato al presidio delle fortificazioni permanenti del settore di confine tenuto dalla divisione “Mantova”.

Nel 1976 il 52° fu ridotto al rango di Battaglione e poi sciolto come unità d’arresto il 31 marzo 1993 in Cividale (UD), ricostituendosi il giorno dopo a Portogruaro quale 52° Battaglione “Alpi” preposto all’addestramento delle reclute dei supporti del 5° Corpo d’Armata.

Un plotone dell’11° Reggimento Bersaglieri al Raduno Nazionale Bersaglieri Piave 2018

Attualmente, l’unico reparto dell’Esercito Italiano autorizzato a indossare la cravatta rossa è l’ 11 Reggimento Bersaglieri e cos’altro aggiungere se non come recita il motto: “Quis ultra?”

Fonti:  Cravatte Rosse 1° “San Giusto”- Istituto del Nastro Azzurro – Wikipedia