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Un connubio indissolubile: bersagliere e bicicletta. Prima parte

Un gruppo di Bersaglieri ciclisti nella Grande Guerra.

I Bersaglieri, la cui prima compagnia fu autorizzata da Re Carlo Alberto il 18 giugno 1836, su proposta di una delle personalità militari più attente del nostro Risorgimento, il Gen. Alessandro Ferrero de La Marmora, divennero ben presto un Corpo ben organizzato, ammirato per la sua formazione avanzata e moderna dell’esercito italianoeil nuovo mezzo di locomozione a due ruote che l’industria aveva appena messo a punto, veniva guardato con interesse dai fanti piumati. Il Corpo dei Bersaglieri, voluto da La Marmora come una fanteria d’assalto, agile e veloce negli spostamenti, che avrebbe abbinato la facilità del tiro con la rapidità dei movimenti sul campo di battaglia,  avrebbe certamente tratto vantaggio dall’uso  della  bicicletta potenziandone la tattica di combattimento. Per rendere più agevole il mezzo, nel 1878 il velocipede con le due ruote di diversa grandezza, l’anteriore del diametro di 60 cm con pedali collegati al mozzo centrale, e la posteriore di 30 cm , tubolari pieni e telaio metà di ferro e metà di legno, fu modificato: entrambe le ruote furono portate a 30 cm di diametro, il telaio completamente in ferro del peso complessivo di 30 kg., il rocchetto, inizialmente fisso fu sostituito da cuscinetti e le forcelle dotate di ammortizzatori. Così modificato vide la luce nelle grandi manovre nelle Marche nel 1878; nel 1887 alla rivista militare di Rubiera ogni reggimento di bersaglieri ne aveva in dotazione tre di una ditta costruttrice di Milano.

Guerra 1915/18 la “Cariola” diventa una inseparabile compagna dei Fanti piumati, nella foto monta una mitragliatrice.

Un giovane ufficiale dei Bersaglieri, il tenente Luigi Camillo Natali, sulla spinta delle innovazioni tecnologiche di allora, si era in particolare appassionato al nuovo mezzo di spostamento e aveva inviato allo stato maggiore, una dettagliata relazione sulle potenzialità del mezzo, che per lungo tempo non trovò  risposta. Le proposte del tenente Natali trovarono poi nel Gen. Carlo Ferraris, comandante della scuola tiro di Parma, un ascoltatore sensibile all’introduzione del nuovo mezzo, e caldeggiò le richieste del tenente; nel 1892 fu presentata, su idea del Natali, la bicicletta pieghevole adatta ad essere trasportata a “spalla.” Natali, nel frattempo promosso capitano, venne incaricato di formare una prima compagnia sperimentale di Bersaglieri ciclisti  e  il 15 Marzo 1898 ebbero il loro battesimo. Per la fase iniziale  vennero scelti uomini già pratici di bicicletta, fra i migliori del dodicesimo reggimento del Corpo, dando prova convincente, sin dall’inizio, dell’estrema funzionalità del reparto. Nel 1899 la prima compagnia dei Bersaglieri ciclisti formata da Natali entusiasmò  tutti, facendo intuire l’importanza che avrebbe assunto la bicicletta nell’esercito di allora,  tanto che  Roma dette l’ordine di dar vita ad altre due compagnie, il cui comando venne affidato  al maggiore Giuseppe Cantù. Nella Scuola di tiro di Parma, l’addestramento degli aspiranti Bersaglieri ciclisti, che avrebbero dovuto costituire una specialità all’interno di un Corpo già formato, era particolarmente duro e accurato perché necessitavano di una preparazione particolare dovendo dimostrare velocità di spostamenti con la bicicletta e sparare con rapidità e precisione giunti in postazione, per preparare il terreno ai mezzi pesanti. Con una fanteria estremamente specializzata e capace di rapidi movimenti fu subito chiaro quale poteva essere in futuro l’uso della bicicletta. E una fanteria così altamente addestrata non poteva che essere la regina della battaglie. Alla luce di tutte le prestazioni che poteva dare un reparto così addestrato, fu deciso di dotare ogni reggimento di un battaglione di Bersaglieri ciclisti. E fu il solito Cap. Natali a formare i regolamenti, i programmi di addestramento e d’istruzione e suggerire all’industria il perfezionamento della bicicletta particolare del Bersagliere e a renderla pieghevole per portarla, all’occasione, a spalla, la cui meccanica era stata ridotta al minimo indispensabile per ridurre notevolmente la manutenzione e mettere alla portata di tutti eventuali riparazioni, a tutto vantaggio, però della trasportabilità delle armi e munizioni: infatti c’era l’alloggiamento per moschetto al centro della caretta – così era chiamata familiarmente tra i fanti piumati la bicicletta – in un apposito zainetto c’era tutto l’equipaggiamento: borraccia, gavetta ecc., dietro il sellino era alloggiata la mantellina.Il programma di addestramento presumeva che chi entrava nel Corpo dei Bersaglieri ciclisti sarebbe diventato un provetto ciclista: 110-120 km al giorno ad una media oraria di 15 km su una bicicletta del peso di 26, che diventava di 40 per i mitraglieri: la mitragliatrice Fiat 14 veniva divisa in tre parti per rispettivi tre Bersaglieri. Il 1°battaglione di Bersaglieri ciclisti volontari si formò a Milano allo scoppio della Grande Guerra e offrirà il suo sangue in difesa del Monte Altissimo nella battaglia di Doss Casina con: 77 morti, 93 mutilati, 20 feriti, 212 decorati al V.M. 379 nomine ad Ufficiale sul Campo e 2 Medaglie d’Oro. Nel 1924, tutti i dodici reggimenti Bersaglieri esistenti furono dotati di biciclette. Da allora la bicicletta è diventata un simbolo di questa specialità. Aveva il pregio di essere  pieghevole per poter essere portata in spalla durante gli assalti; aveva le gomme piene e attaccato alla sua canna aveva una sacca a forma di cartella. Ne esistevano vari modelli: per fuciliere, per mitragliatore, per porta munizioni e per Ufficiali, provvista di campanello e freni a bacchetta.

Fine prima parte

Un sentito ringraziamento all’Autore Bers. Pierluigi Maccanti.

Bici Bianchi mod. 1925/1930, peso 35 (escluso equipaggiamento,telaio pieghevole, mancanza ruota libera solo freno anteriore) Moschetto 91/38 bis, zaino tattico m42, telo tenda 29, maschera t35, borsa t33, elmetto m33, coperta, gibernaggio e spallacci.